{"id":402,"date":"2015-04-03T15:12:05","date_gmt":"2015-04-03T13:12:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.tastinglover.com\/?p=402"},"modified":"2016-08-28T12:58:10","modified_gmt":"2016-08-28T10:58:10","slug":"vin-santo-tra-leggende-e-santita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tastinglover.com\/?p=402","title":{"rendered":"Vin Santo&#8230; tra leggende e santit\u00e0!"},"content":{"rendered":"<p>Quale occasione migliore di questo periodo per parlare un p\u00f2 di questo vino cos\u00ec affascinante: il Vin Santo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.tastinglover.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Vino_Santo.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-410 alignleft\" src=\"http:\/\/www.tastinglover.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Vino_Santo-300x236.jpg\" alt=\"Vino_Santo\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/www.tastinglover.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Vino_Santo-300x236.jpg 300w, https:\/\/www.tastinglover.com\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Vino_Santo.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><strong>Le leggende.<\/strong> Che dipingono questo vino passito nei tempi lontani, sono molteplici le leggende. Le leggende nel mondo del vino sono quelle che mi piacciono di pi\u00f9 raccontare perch\u00e9 non fanno altro che stimolare l\u2019immaginario di questo prodotto quasi mistico. Una delle prime racconta di un frate francescano che nel 1348 utilizzava questo vino, usato nelle funzioni religiose, per curare le vittime di peste e da li si diffuse l\u2019idea che esso potesse avere effetti curativi, da li Vin Santo a ricordare l\u2019effetto taumaturgico. Un\u2019altra leggenda invece narra come l\u2019uso confuso di alcune parole abbia invece batezzato questo vino. Durante il Concilio di Firenze del 1439, Giovanni Bessarione, durante la degustazione di questo vino, esclam\u00f2 \u201c&#8230; questo \u00e8 il vino di Xantos!\u201d. <!--more-->I commensali confusero la parola Xantos con santos e lo chiamarono Vin Santo per le sue propriet\u00e0 organolettiche divine; una variazione di questa leggenda attribuisce la parola santo invece all\u2019interpretazione fonetica di Xanthos che in greco invece significa giallo, proprio per il colore con cui si presentava. L\u2019origine pi\u00f9 probabile invece di questo vino starebbe proprio nel suo utilizzo principalmente nelle funzioni religiose (le uve lasciate ad appassire venivano pigiate nel periodo invernale a ridosso di alcune delle feste religiose pi\u00f9 importanti come i Santi, il Natale e in fine la Pasqua).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il vino nella tradizione.<\/strong> I migliori grappoli durante la vendemmia venivano selezionati per poi farli appassire su stuoie, da qui anche la definizione di vini di paglia. Al momento opportuno, a seconda delle esigenze del produttore, le uve venivano pigiate e trasferite in caratelli di legno, con una capacit\u00e0 da 15 a 50 litri, da quali era appena stato tolto il vinsanto della produzione precedente. La particolarit\u00e0 stava nell\u2019aver cura delle fecce (residui della fermentazione e vari depositi per decantazione del mosto) in modo da riutilizzarle per la futura produzione. Questa pratica era di uso comune per facilitare l\u2019innesco della nuova fermentazione in quanto l\u2019alto grado zuccherino non ne facilitava lo sviluppo e perch\u00e9 al tempo non era di uso comune l\u2019utilizzo di lieviti selezionati nella fase fermentativa. Queste fecce venivano anche chiamate la madre del vinsanto. I caratelli venivano poi depositati nei sottotetti delle ville padronali in quanto era convinzione che gli enormi sbalzi termici tra estate e inverno giovassero alla sua evoluzione; l\u2019invecchiamento durava dai 3 anni fino, in alcuni casi, a pi\u00f9 di 10 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il vino oggi.<\/strong> I tempi cambiano e oggi alcune pratiche sono diventate obsolete come l\u2019utilizzo ripetuto dei caratelli, la non pulizia degli stessi e l\u2019esposizione a grandi sbalzi termici. Si tende principalmente ad utilizzare botti nuove e pulite, lieviti selezionati che favoriscano la fermentazione vista la concentrazione elevata degli zuccheri. Qualche produttore per conservare il \u201cgusto storico\u201d si avvale ancora di madre per ricreare le propriet\u00e0 organolettiche di un tempo, stando molto attenti all\u2019utilizzo in quanto nella madre sono contenute sostanze che dovrebbero essere estranee al vino. Le uve principalmente utilizzate rimangono per\u00f2 il Trebbiano e la Malvasia; una variante del vinsanto prevede l\u2019utilizzo di uve sangiovese per creare quello che si chiama <em>Occhio di Pernice<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quale occasione migliore di questo periodo per parlare un p\u00f2 di questo vino cos\u00ec affascinante: il Vin Santo? Le leggende. Che dipingono questo vino passito nei tempi lontani, sono molteplici le leggende. 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