Il vino: una lingua internazionale!

Veduta RecchiaVino e viaggi…due parole che iniziano con la stessa lettera ma che hanno molto di più in comune,  o almeno lo hanno per me !!! Spesso, e per fortuna, mi è capitato di viaggiare, anche solo per un fine settimana, e questo mi ha dato la possibilità di unire due delle mie più grandi passioni : i viaggi e il vino, perlappunto. E per ogni viaggio, spostamento, scampagnata o tour che fosse, ho cercato di avvicinarmi alla cultura alimentare e vitivinicola del paese visitato ( oltre che a portarmi a casa qualche buona bottiglia, ovviamente!), salvo poi raccontaei la mia esperienza tramite i miei articoli.

Questa volta però, sono stati dei viaggiatori a venire da me, nel mio paese, nella mia città, e per la precisione sono stati dei parenti americani alla lontana in vacanza nel bel paese. Orgogliosa del mio territorio come sono, ma soprattutto del nostro cibo e del nostro vino, non potevo esimermi dal portarli in visita ad una tipica cantina veronese, senza contare poi che loro, venendo dalla Florida, non hanno idea di cosa sia una cantina vinicola e tutto ciò che le circonda, essendo un paese che non produce vino e che al massimo lo importa. Così, per una volta, mi sono ritrovata nelle vesti di « cicerone vitivinicolo » e ho pensato di contattare una cantina che ben conoscevo grazie ad altri eventi locali a cui ho partecipato in passato e che mi è sembrata esprimere il giusto rapporto tra tradizione e modernità, tra territorio e vino.

La cantina dei Fratelli Recchia a Negrar mi ha risposto fin da subito con grande cordialità e disponibilità, offrendosi di farmi fare un giretto con relative spiegazioni, sebbene fosse un weekend piuttosto impegnato anche su altri fronti, e una piccola degustazione finale, che poi non si è rivelata così piccola. Con grande entusiasmo da parte dei mie ospiti, nel primo pomeriggio ci siamo diretti al nostro appuntamento e prima ancora di entrare nella zona accoglienza, la vista del panorama dall’alto della collina appena sopra Negrar, in località Jago, ai piedi del colle Masua, li ha stupiti non poco !!!

La cantina fa da vedetta sui vigneti sottostanti che scorrono lungo i pendii della Vlapolicella classica, un territorio di origine vulcanica e culla dei grandi vini del nostro territorio come il Valpolicella classico, Superiore, Ripasso, Amarone e Recioto. « Terra di vino e di uomini », questa è la filosofia della famiglia Recchia che, a cominciare dall’ambizione di Giovanni Battista Recchia nel 1906 e a proseguire con i figli e i nipoti, continua tutt’oggi nel tentativo di espandere la cultura e l’amore per il vino e per il proprio territorio, in tutto il mondo, senza dimenticare i valori della terra e della famiglia.

Con questi ottimi presupposti, abbiamo iniziato la nostra visita « privata », in quanto eravamo solo noi quattro ed Elisa, diretta discendente della famiglia Recchia e nostra guida, ma così ho avuto modo di tradurre tutte le spiegazioni sulla trasformazione delle uve in vino, il suo laborioso ma interessante processo, dalla vendemmia all’imbottigliamento. Vendemmia che viene fatta rigorosamente a mano per rispettare le vigne e i suoi frutti, permettendo così anche la cernita di quest’ultimi affinché solo i migliori possano essere utilizzati per la produzione dei vini di punta come l’Amarone e il Recioto. Abbiamo dunque attraversato lo spazio dedicato alla vinificazione delle uve, dove sono collocati grandi serbatoi d’acciaio la cui temperatura viene sistematicamente controllata per far sì che il mosto non subisca variazioni indesiderate, per poi passare al piano interrato, nella sala rivestita in tufo con ampie volte a botte (tanto per stare in tema !), il cuore di tutte le cantine, il nucleo, lo scrigno segreto…la sala delle botti. Qui imperversavano appunto botti, tonneaux e barriques per l’affinamento dei grandi vini rossi e gli occhi di Nan e Steve, i miei ospiti statunitensi, si sono letteralmente illuminati alla loro visione, un pò come accade ad altri nel vedere grandi monumenti internazionali, ma il loro vero stupore è letteralmente esploso quando hanno realizzato la reale difficoltà per ottenere un ottimo prodotto. Nella sala di appassimento Elisa ci ha raccontato di come da circa 100 kili di uve ne resti solo il 70% circa da cui ricavano appena 35 litri di Amarone, un esempio appunto di come il totale procedimento per l’ottenimento di un grande vino sia lungo e tortuoso ma che alla fine regala grandi soddisfazioni, soprattutto a chi ha il piacere di degustarlo. Terminata la parte culturale nella zona dell’imbottigliamento, che da qualche anno permette alla cantina di seguire l’intero processo dalla coltivazione alla vendita, ci siamo dedicati a quella più divertente ( e rilassante, soprattutto per la sottoscritta dopo la spiegazione in inglese del metodo per produrre il Ripasso, per nulla scontata in realtà!!! ).

Il momento della degustazione era quello più atteso dai miei ospiti, grazie anche alla fama che lo precede e che io stessa ho contribuito ad espandere con i miei racconti su quanto si mangia e beve bene a Verona, e da « qualcosina da assaggiare, niente di che », Elisa ci ha fatto una degustazione coi controfiocchi tanto, cito testualmente «  dato che ci siete, poi loro chissà quando tornano ! ». Così abbiamo iniziato con un prodotto di nuova creazione, lo spumante brut, 100%  di uve garganega raccolte da vigneti collocati sul versante orientale del Lago di Garda, precisamente nella zona di Castelnuovo del Garda e denominata Poderi del Roccolo, dove vengono coltivate le uve per la produzione di bianchi, come appunto lo Spumante Brut e il Custoza, i rosé, Chiaretto e Chiaretto Brut e i rossi come il Bardolino. Abbiamo poi cominciato la salita verso i rossi un pò più strutturati, assaggiando il Valpolicella classico Superiore, il vino che forse meglio rappresenta le carratteristiche del nostro territorio, prodotto da uve che vengono lasciate leggermente appassire in maniera naturale, cioè nella cassette senza nessun’altra manomissione esterna. Proseguendo « verso l’alto », abbiamo degustato il Ripasso, anzi, i ripassi, perché la cantina Recchia ha ben due linee di vini, la linea Masuà di Jago che rispecchia maggiormente le tradizioni veronesi in termini di vino e quindi anche i caratteristici sentori, profumi e sapori, diversamente la linea Le selezioni, proprio come annuncia il nome, viene prodotta da uve ancor più selezionate, con accorgimenti leggermente diversi, maturazioni e affinamneti più lunghi. Nel caso del ripasso, ad esempio, mentre il « classico » viene rifermentato sulle vinacce dell’amarone, il ripasso Le Muraie rifermenta sulle vinacce del recioto ancora intrise di vino dolce, donando così un gusto più morbido e rotondo. Per quanto riguarda l’Amarone invece, il classico ha una maturazione in legno di 24 mesi e un affinamento in bottiglia di 4, mentre il Cà Bertoldi, che prende il nome da un piccolo appezzamento vicino alla cantina, matura per 36 mesi in legno e affina per altri 18 mesi in bottiglia ; due esempi che rispecchiano perfettamente la scelta del nome.

Nel mentre che degustavamo, allenando pure l’inglese, Elisa ci ha aggiornato sul nuovo progetto della cantina, ovvero il restauro del palazzo Bertoldi Stefani, una residenza nobiliare del ‘400 e che ha ospitato le principali casate veronesi. L’idea, ambiziosa, è quella di riportare al suo antico splendore questa elegante villa, per poi utilizzarla in occasione di manifestazioni ed eventi legati alla cantina ma non solo. Per concludere in bellezza, un goccio di recioto non guasta mai…anche in questo caso la cantina offre due diversi prodotti, il Recioto classico, la cui maturazione avviene solo in acciaio per 12 mesi, e il Recioto La Guardia, quello che abbiamo scelto di assaggiare, le cui uve selezionate accuratamente appassiscono sui graticci fino a febbraio ed ha una maturazione in legno nuovo per 18 mesi e affinamento in bottiglia per 4 mesi.

Che resta da dire…i miei ospiti americani sono rimasti estasiati, non solo per i prodotti in sè, che per altro vengono esportati anche in Florida e che si sono ripromessi di cercare in qualche enoteca locale, ma anche per tutto il contesto che li circonda, il duro lavoro, la passione, la cordialità e la disponibilità dell’accoglienza della cantina. Quale miglior assaggio del territorio veronese potevano avere se non quello in una cantina del territorio che da sempre si impegna per portare in tutta Italia e nel mondo la filosofia e la cultura del buon vino e del buon vivere !

M.R.